Il termine “filatelia”, derivante dai due vocaboli greci “philos” (amico) e “atéleia” (franchigia), indica lo studio e il collezionismo di francobolli e oggetti postali correlati (buste, cartoline, interi postali, bolli e annulli, etc.) quali veicoli di storia, valori e cultura. Da questo termine deriva anche la parola “filatelista”, ovvero “persona che si interessa di filatelia”.
Il collezionismo è quella passione che spinge a ricercare e raccogliere in modo organizzato oggetti di una certa tipologia. Il collezionista filatelico è una persona curiosa e creativa, che trae conoscenza dal proprio collezionare. Il mio punto di osservazione: considero la filatelia quale parte integrante di una disciplina molto più ampia e articolata che è la comunicazione postale, attività umana che ha caratterizzato la società fin dai tempi antichi, di cui i francobolli e gli oggetti postali sono la testimonianza. Io sono una studiosa di comunicazione e la mia posizione è assolutamente indipendente. Mi piace tutto il mondo postale, amo la prospettiva sociologica, la storia dei sistemi postali e l’evoluzione della comunicazione epistolare. Ma sono aperta ad approfondire ogni argomento che stimoli il mio desiderio di conoscenza.
«Il fascino di una collezione sta in quel tanto che rivela e in quel tanto che nasconde della spinta segreta che ha portato a crearla»
Italo Calvino
Esistono infiniti modi per impostare ed interpretare una collezione filatelico-postale, ma a mio giudizio le macrotipologie sono sostanzialmente due:
– la collezione fatta per sé stessi, per il proprio piacere e per la propria soddisfazione, impostata e sviluppata secondo la propria personalità, non destinata a concorsi o competizioni ufficiali con altri collezionisti;
– la collezione destinata a partecipare a concorsi o competizioni ufficiali con altre collezioni, impostata secondo precise regole stabilite dagli organismi preposti al giudizio.
Io sono per la collezione fatta per sé stessi: la mia è costruita in assoluta libertà e non potrei fare diversamente, convinta che il bello stia nel soddisfare la propria creatività seguendo strada facendo il proprio istinto, pur sempre conservando e catalogando con criterio. Mi piace la collezione ASFE (A stamp from everywhere), e mi piace anche riservare un particolare riguardo nei confronti di alcune tematiche tra le quali quella femminile. Inoltre amo i documenti storici e gli oggetti postali, mi piacciono le celebrazioni e le commemorazioni filateliche di imprese umane grandi e piccole, i servizi postali atipici e le curiosità, le scritture epistolari e i souvenir postali. Adoro le cartoline viaggianti e il Postcrossing (del quale sono stata nominata “ambassador”). Inoltre mi lascio facilmente sedurre dal “bello” ovvero dal gusto estetico e artistico del francobollo o dell’oggetto postale. Il tutto catalogato e conservato con accuratezza. Vi sembro troppo fantasiosa? Forse, ma so trarne i miei vantaggi, e la soddisfazione personale è garantita. Se fossi una collezionista che partecipa ai concorsi (ma non lo sono) sarei probabilmente un tipo da Classe Aperta.
E per quanto riguarda le collezioni concepite come forma di investimento economico? Penso che a qualsiasi collezionista possa fare piacere possedere qualche pezzo di valore come forma di soddisfazione personale, ma nulla a che fare con l’intenzione di trarne un guadagno.
© Maria Grazia Dosio CC BY-NC-ND 3.0 IT
“Letter Rack” – John F. Peto (1885) trompe l’oeil, olio su tela
